1. Piazza Garibaldi

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Nei secoli, l’altopiano del Tesino ha messo constantemente alla prova la sopravvivenza dei suoi abitanti. Come riportano i documenti d’archivio, tra i problemi principali vi erano – si legge – «l’angustia delle campagne e la sterilità del paese alpestre e montuoso». In primavera e in estate i raccolti, in particolare di cereali, permettevano la sussistenza delle comunità. Gli alpeggi in quota garantivano un fiorente allevamento di ovini. Tuttavia, molte materie prime (cereali, olio, viono) dovevano essere importate dalle aree venete. Durante la stagione autunnale e invernale, alla chiusura della stagione agricola e pastorale, la maggior parte della popolazione maschile, a partire dai dodici o tredici anni, cercò quindi di intregrare il proprio reddito con una seconda  occupazione: il commercio ambulante di pietre focaie, sostituito poi da quello di stampe. Dalle prime trasferte in area trentino-tirolese, ben presto il raggio si allargò e i tempi del lavoro itinerante si allungarono, sino a raggiungere luoghi sempre più lontani. La loro storia è raccontata dal Museo Per Via di Pieve Tesino.

Nell’edificio che ospita il Museo Per Via, viveva tra Otto e Novecento la famiglia Buffa-Giacantoni. Il complesso è costituito dall’unione di tre diversi edifici preesistenti, conclusa nel 1854. Fino agli anni Sessanta del Novecento, vissero qui tutti i suoi discendenti: Edoardo con la moglie Emilia e i figli Delfina ed Emilio; quindi quest’ultimo con la moglie Lucilla e la figlia Jolanda e, infine, questa con il marito Severino Marchetto. I Buffa-Giacantoni avevano aperto nel corso dell’Ottocento un negozio di cartoleria e di stampe a Coblenza. Edoardo fu eletto nella Rappresentanza comunale e contribuì alle iniziative di sviluppo e di abbellimento di Pieve, pur non riuscendo a trasmettere agli eredi le fortune accumulate all’estero, perché investite in titolo di stato dell’Impero austro-ungarico, sconfitto nel primo conflitto mondiale. La casa ospitava anche servi, governanti e lavoratori stagionali che curavano i campi e gli animali della famiglia. Casa Buffa-Giacantoni è quindi testimone del doppio profilo di commercianti di stampe all’estero e di agricoltori e allevatori che caratterizzò molti nuclei familiari del Tesino nella storia.

Oggi è sede museale che raccoglie oggetti e storie dell’ambulantato tesino e racconta la storia delle immagini che gli abitanti dell’Altopiano hanno diffuso in Europa e nel mondo, in particolare tra Sette e Ottocento.

Sino alla metà del Novecento, molti venditori ambulanti e commercianti tesini si trasferirono definitivamente all’estero. Alcuni si ricongiunsero dopo anni di migrazioni stagionali con le proprie famiglie; altri non tornarono per decenni o per l’intera vita lavorativa, rimpatriando soltanto per trascorrere i loro ultimi giorni.

In particolare nei decenni tra Otto e Novecento, tutti i continenti furono toccati dai tesini. Ci fu chi come Sebastiano Avanzo e Daniele Dallamaria con le loro compagnie viaggiarono tra America settentronale e America meridionale, vivendo a lungo in Messico. Anche Albino Gecele lavorò e visse tra Messico e Califonia negli anni Ottanta dell’Ottocento. Virginio Marchetto con i figli si stabilì, invece, a Managua in Nicaragua al tempo del primo conflitto mondiale. La sua famiglia viaggiò in tutto il continente americano, toccando l’intera costa del Pacifico, dal Nord al Sud America. Altri commercianti tesini viaggiarono per il continente asiatico, in particolare nella penisola indiana. Domenico Lucca, partito per vendere stampe, si stabilì a Giava divenendo albergatore all’inizio del Novecento. Antonio Tomaselli, dopo aver viaggiato in Nord Europa, in Scandinavia, in India e in Australia, si fermò in Sudafrica e divenne l’uomo più ricco di Johannesburg, ritornando soltanto in vecchiaia in Tesino.

Bibliografia:

Massimo Negri (ed.), I tesini, le stampe, il mondo. Uomini e immagini in viaggio, Edizioni Gabriele Mazzotta, Robbiate (LC), 2014 Niccolò Caramel,

Massimo Rospocher (ed.), Print roads. Mobility, print and trade in Europe: the case of the Tesini pedlars (17th-19th centuries), European History Quarterly, 54, 2024, pp. 381-399