‘Un’altra Bisanzio’

Il contributo culturale dei greci a Venezia fu notevole. La caduta di Costantinopoli a metà del XV secolo spinse numerosi greci a visitare o a migrare a Venezia, alcuni dei quali divennero figure di spicco della vita intellettuale veneziana.
Il cardinale greco Bessarione, ad esempio, visitò la città intorno al 1460 e decise in seguito di donare a Venezia la sua preziosa biblioteca di manoscritti greci e latini. “Sebbene le nazioni di quasi tutta la terra accorrano in gran numero nella vostra città”, scrisse Bessarione, “i greci sono i più numerosi di tutti”. Venezia si sentiva così “un’altra Bisanzio” e la migliore speranza di preservare la cultura greca in Occidente. La donazione fu fatta a condizione che Venezia costruisse una biblioteca per ospitare i libri. Anche se ci sarebbe voluto circa un secolo per realizzarla, nel 1537 l’architetto Jacopo Sansovino iniziò la costruzione della magnifica biblioteca neoclassica Marciana in Piazza San Marco, tuttora in funzione.

I greci svolsero un ruolo importante anche nel fiorente commercio tipografico e librario di Venezia, lavorando come autori, stampatori, correttori e rilegatori soprattutto di testi greci. Alla fine del XV secolo, il cretese Zacharias Calliergi fondò una tipografia dove stampava solo opere greche. Lo fece con il sostegno finanziario di un ricco collega cretese, Nicolaos Vlastos, e di Anna Notaras Palaiologina, una nobildonna bizantina giunta a Venezia come rifugiata nel 1475. Tra gli altri emigrati intellettuali greci si annoverano Janus Lascaris e Marco Musuro, che insegnarono lingua greca all’Università di Padova e a Venezia. Questi studiosi entrarono a far parte della cerchia dell’erudito-stampatore italiano Aldo Manuzio, che avviò la sua tipografia a Venezia negli anni Novanta del Quattrocento e divenne famoso per aver prodotto alcune delle più belle e accurate edizioni di testi classici nell’originale greco. Queste figure contribuirono a fare di Venezia un centro di cultura umanistica e di stampa.
L’attività di stampa era anche uno dei numerosi investimenti commerciali dei membri della famiglia di mercanti Cuvli, originaria della città natale di Elena, Nauplia. Alla fine del Cinquecento un ramo di questa grande e importante famiglia greca si trasferì nel Palazzo Cuvli (oggi Palazzo Salvioni) proprio vicino a questa piazza.
Malvasia è il nome dato a un gruppo di varietà di vino bianco importate dalla regione della Morea (o Peloponneso) in Grecia, molto popolari a Venezia in questo periodo. Una calle della Malvasia che corre dietro questa piazza testimonia la presenza in passato di un negozio specializzato in questi vini. Si trattava di locali molto frequentati dai veneziani di ogni ceto e il loro numero proliferava nel Cinquecento, al punto che nel 1572 i venditori di malvasiadi Venezia ottennero dallo Stato il permesso di costituirsi in corporazione professionale.
Rosa Salzberg (tradotto da Umberto Cecchinato)
Bibliografia
Ersie C. Burke. The Greeks of Venice, 1498-1600. Immigration, Settlement, and Integration. Turnhout, Belgium: Brepols, 2016.
David Chambers and Brian Pullan, eds. Venice: A Documentary History 1450 – 1630, Oxford: Blackwell, 1992, pp. 357-58.
Michela Dal Borgo and Danilo Riponti. “Malvasia un vino tra legislazione, commercio e diffusione nella Repubblica di Venezia (secoli XIII-XVIII)”, in Carlo Favero, ed., Il vino nella storia di Venezia. Vigneti e cantine nelle terre dei dogi tra XIII e XXI secolo, Cittadella: Biblios, 2014, pp. 218-33.
